Sentieri per un’educazione differente - Formazione a cura del CESP

Schede degli interventi di formazione a cura del CESP

Daniela Paci, Giocare al rispetto.
Le discriminazioni tra uomo e donna sono una realtà molto ben radicata nella cultura italiana e come accade quando si lavora per un cambiamento culturale, è necessario partire dall’educazione delle nuove generazioni per risolvere strutturalmente il problema. Molte scuole hanno iniziato dei percorsi formativi per insegnare a studenti e studentesse a rispettarsi fra di loro e rifiutare la violenza, ma la maggior parte di questi interventi avviene nelle scuole primarie, secondarie o superiori, quando cioè gli stereotipi di genere sono già ben radicati tra ragazzi e ragazze e costituiscono terreno fertile per una visione distorta e iniqua dei rapporti tra generi. Per questo motivo il progetto “Pari o dispari? Il gioco del rispetto” vuole partire dall’età dell’infanzia, quando cioè bambini e bambine sono ancora permeabili ai concetti di libertà di espressione e di comportamento, al di là degli stereotipi.

Sara Bacchini, Liberi di essere, liberi di scegliere. L'importanza del linguaggio e della comunicazione a scuola e nella società.
Se imparassimo a scollegare la mascolinità o femminilità dall’azzurro e dal rosa, dagli elettrodomestici, dallo sport e da altre cose che con la nostra natura hanno ben poco a che fare, ci accorgeremmo che la nostra identità di genere non ha bisogno di stereotipi: saremmo semplicemente maschi e femmine liberi e libere di scegliere che lavoro fare o quale macchina guidare o, da piccoli, a quale gioco giocare. Durante gli anni della scuola primaria questi stereotipi si possono irrigidire, radicare, possono assumere la forza della norma e generare esclusioni, o almeno i presupporti per esclusioni future. Se invece gli insegnanti riescono ad avere la forza per analizzare se stessi con sguardo critico, allora possono modificare lo stile del il proprio agire in classe, aprire le prospettive dei bambini e delle bambine, porre in discussione gli stereotipi, costruire - nella quotidianità didattica e con attività mirate - uno spazio di confronto che sia accogliente per ogni punto di vista, creando i presupposti per riconoscere e accettare ogni differenza, in sé e negli altri.

Valentina Millozzi, Educare al genere, diseducare agli stereotipi: alcune riflessioni e strategie didattiche per la scuola media.
Nell'immaginario collettivo degli adulti, i tre anni di scuola media sono una fase limbo della vita, schiacciata tra le elementari e le superiori, in cui ci si ricorda di essere stati variamente stupidi, bruttini e complessati. Di quel che è successo in quel triennio non si conserva quasi memoria, eppure lì è avvenuto un passaggio delicatissimo: siamo entrati bambini e siamo usciti adolescenti. Essere docenti in questo livello di scuola significa anche saper gestire pedagogicamente un cambiamento così rapido e profondo facendo in modo di sollecitare e accompagnare dialoghi costruttivi sulle tematiche di genere, favorendo riflessioni che possano aiutare studenti e studentesse a distinguere tra identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale, disattivando ogni forma di discriminazione.

Davide Zotti, Il dispositivo dell'esclusione: l'omofobia nella scuola secondaria
La scuola pubblica e laica nata dalla Costituzione deve essere una scuola che include e riconosce, aperta alle trasformazioni sociali, un luogo fondamentale per contribuire alla produzione di identità. Essa si deve impegnare a costruire ambienti in cui il conflitto tra differenze possa diventare interazione e confronto, affinché la costruzione dell’identità di ciascuno studente si realizzi attraverso il riconoscimento dell’altro. Ma soprattutto non può permettersi di agevolare il dispositivo dell’esclusione, non può diventare un luogo dove imperano modelli normativi esclusivi e inconciliabili con altri esistenti e altrettanto plausibili. Essa deve promuovere l'uscita dal silenzio, far conoscere i problemi, le persone, le loro storie e le loro risorse, parlarne con i ragazzi e le ragazze, trovando il linguaggio adatto per ogni età, dalla scuola dell’infanzia a quella superiore, come fa per ogni altro argomento. Perché se per ogni adolescente la posta in gioco forse più importante è il “chi sono”, per l’adolescente omosessuale in molti casi questa posta può trasformarsi in una sfida impossibile, o possibile solo a costi personali troppo elevati.